Utilizzare l’AI per la promozione aziendale, è già fattibile?

Utilizzare l’AI per la promozione aziendale, è già fattibile?

AI per aziende

Siamo sicuri che, almeno in Italia, l’AI sia già pronta per dare un vantaggio concreto alle imprese?

Utilizzare l’AI per la promozione aziendale, è già fattibile?

L’intelligenza artificiale è diventata il nuovo mantra del marketing digitale. Ogni giorno emergono strumenti, software e “soluzioni intelligenti” che promettono di rivoluzionare la gestione aziendale, soprattutto in ambito promozionale. Ma siamo sicuri che, almeno in Italia, l’AI sia già pronta per dare un vantaggio concreto alle imprese? E, soprattutto, a quali imprese?

Parlo per esperienza diretta, limitandomi al mio settore: la promozione digitale e in particolare Google Ads. E la risposta, a oggi, è: con molta prudenza.

Meglio dell’umano? Non ancora

Sulla carta, l’AI dovrebbe essere in grado di ottimizzare in autonomia intere campagne pubblicitarie, trovare il pubblico giusto, testare annunci e migliorare i rendimenti. Ma nella pratica reale – quella fatta di margini, peculiarità di prodotto, dinamiche di mercato locale – non ci sono prove solide che l’AI sappia farlo meglio di un consulente esperto. Anzi, spesso lavora su metriche generiche, non distingue i clienti più utili da quelli meno profittevoli e non ha alcuna conoscenza dell’azienda che deve promuovere, a meno che qualcuno non gliela insegni. E chi dovrebbe farlo? Sempre un umano.

Grandi aziende vs PMI

C’è poi un punto cruciale: non si può parlare di AI senza distinguere tra multinazionali e piccole imprese. Le grandi aziende hanno budget, team interni e possibilità di addestrare l’AI con grandi quantità di dati personalizzati. In quel caso, anche un miglioramento dell’1% può valere milioni di euro.

Per una PMI italiana, però, il discorso cambia. L’investimento richiesto per utilizzare bene l’AI – sia in termini economici che di tempo e risorse – spesso non è giustificato dal ritorno. Se una piccola impresa guadagna poche migliaia di euro in più, ma ne spende altrettante in software, integrazioni e consulenze, il gioco non vale la candela.

A chi può servire oggi

Ci sono software di intelligenza artificiale già disponibili, anche in Italia, pensati per settori verticali: turismo, farmacie, studi tecnici, retail. Ma nella maggior parte dei casi svolgono compiti ben precisi e limitati: ad esempio ottimizzare una descrizione prodotto, suggerire una promozione, generare contenuti SEO di base. Utili, sì, ma non risolutivi. Prima di abbonarsi a questi strumenti, quindi, è indispensabile farsi due domande:
1. Quanto mi costano davvero, tra canone, formazione, tempo?
2. Mi aiutano in una fase marginale, o in un punto davvero critico del mio processo di vendita?

La vera domanda non è “posso usarla?”, ma “mi conviene?”

Il fatto che una tecnologia esista, non significa che debba essere adottata da tutti, subito.
La domanda più onesta che una piccola azienda dovrebbe farsi è: mi serve davvero questa automazione?
O rischio di inseguire una moda, affidandomi a strumenti che magari mi complicano la vita invece di semplificarla?

L’intelligenza artificiale è una frontiera interessante. Ma non è ancora democratica. E in molti casi, non è nemmeno intelligente quanto promette. La tecnologia ha un grande potenziale, ma richiede ancora occhi umani capaci di interpretare, selezionare e decidere. O almeno, per chi non può permettersi un team di ingegneri e data analyst dedicati.

Per ora, in Italia, per le PMI conviene ancora ragionare con calma: non serve essere i primi a usare l’AI. Serve essere i primi a usarla bene.

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