Come capire che fine fanno i soldi del tuo budget Google Ads
Google non lavora per far guadagnare te. Lavora per far guadagnare sé stesso. Questo non significa che sia impossibile ottenere risultati
Uno degli errori più frequenti di chi investe in pubblicità su Google è pensare che basti impostare un budget, lanciare una campagna e aspettare che i risultati arrivino. Purtroppo, le cose non funzionano così. Google Ads è uno strumento potente, ma anche insidioso: pieno di metriche che sembrano positive, di automatismi che sembrano utili, e di suggerimenti che sembrano innocenti. Ma dietro ogni clic c’è un costo, e dietro ogni automatismo c’è un interesse — spesso non il tuo. Capire che fine fanno i soldi che investi non è un esercizio contabile, ma una necessità imprenditoriale.
Il primo passo è prendere coscienza di un principio semplice: Google non lavora per far guadagnare te. Lavora per far guadagnare sé stesso. Questo non significa che sia impossibile ottenere risultati — significa che bisogna muoversi dentro il sistema con la consapevolezza che ogni decisione automatica presa al tuo posto tende ad aumentare la spesa, non a ottimizzarla. Se lasci fare tutto alla macchina, lei farà quello che è programmata per fare: consumare budget.
Ecco allora il cuore del problema: molti imprenditori non sanno come valutare ciò che succede nelle loro campagne. Non perché manchino gli strumenti, ma perché mancano le domande giuste. Se guardi solo il ROAS o il numero di clic, rischi di farti un’idea distorta. Se ti fidi ciecamente dei suggerimenti di Google — come “amplia il target”, “aumenta il budget”, “aggiungi tutti gli articoli” — potresti finire per buttare soldi su parole chiave generiche, prodotti a bassa marginalità o utenti completamente fuori target. E più il catalogo è grande, più il rischio è alto: Google continuerà a proporre espansioni, anche su articoli che non hai interesse a vendere.
Cosa fare allora, concretamente, per non farsi spennare? Intanto, è fondamentale guardare i numeri giusti. Chiedi sempre, ogni mese, un report con tre dati semplici: quanto hai speso, quanto hai incassato (non solo tracciato da Google, ma incassato davvero) e quanto margine netto hai generato. Se il margine è irrisorio o peggio ancora negativo, hai la prova che qualcosa non funziona. Nessuna metrica estetica potrà compensare un bilancio che non regge.
Poi, fai una verifica visiva delle campagne: anche senza essere un esperto puoi vedere quali portano risultati e quali no. Basta guardare le colonne di ROAS o costo per conversione. Se ci sono campagne attive che non portano vendite o lo fanno a costi insostenibili, il problema non è il mercato — è la strategia. E se chi ti segue non ha una spiegazione credibile, o peggio ancora non ha nemmeno individuato il problema, è il caso di cambiare rotta.
Infine, valuta chi ti segue. Non dalla certificazione o dal badge "Partner Google", ma dalla trasparenza e dalla chiarezza. Il vero professionista non ti riempie di inglesismi o report incomprensibili: ti dice le cose come stanno, con onestà. Ti mostra dove si guadagna e dove si perde, e ti aiuta a prendere decisioni consapevoli. Non esiste la campagna perfetta, ma esiste la gestione lucida.
Il punto non è diventare esperti di Google Ads. Il punto è non restarne vittime. Se sei un imprenditore già oberato di responsabilità, non hai tempo di studiare ogni dettaglio tecnico. Ma puoi, in pochi minuti, capire se il denaro che stai investendo sta generando valore o sta semplicemente tenendo in piedi il sistema di qualcun altro. Ti basta guardare l’essenziale: soldi spesi, soldi incassati, margine reale. Ti basta porre domande semplici, a cui un consulente serio dovrebbe saper rispondere senza girarci intorno.
Google Ads può essere una miniera d’oro o una macchina mangia-budget. Dipende da come la governi. Se la lasci libera, farà gli interessi di Google. Se la tieni sotto controllo, può lavorare per i tuoi. Ma il controllo non arriva dai grafici colorati. Arriva da un atteggiamento critico, da un minimo di visione imprenditoriale, e dalla volontà di capire, almeno nei fondamentali, dove finiscono i tuoi soldi.
