Campagne branding: come perdere soldi e farsi ingannare

Campagne branding: come perdere soldi e farsi ingannare

Google Ads

Vi hanno spiegato che è importante “coprire il proprio brand” per evitare che altri vi rubino traffico

Attivare campagne Google Ads è un passaggio ormai naturale per molte aziende, ma c’è una trappola in cui quasi tutti finiscono prima o poi: quella delle cosiddette campagne branding. Succede sempre la stessa cosa. Appena la campagna è online, iniziate a notare che il vostro nome, cercato su Google, mostra in alto un annuncio sponsorizzato. A colpo d’occhio sembra una buona notizia: “Siamo visibili! Stiamo coprendo il nostro marchio!”. Ma in realtà, è uno dei modi più sottili ed efficaci per buttare via soldi.

Vi hanno spiegato che è importante “coprire il proprio brand” per evitare che altri vi rubino traffico. E magari è anche vero — in certi casi. Ma il più delle volte, queste campagne vengono attivate automaticamente da Google oppure proposte di default dalle agenzie, senza nemmeno chiedervi se volete davvero pagare per i clienti che già vi cercano spontaneamente.

Fermiamoci un attimo e ragioniamo.

Un utente cerca su Google il nome della vostra azienda. Lo fa perché vi conosce già, magari ha già acquistato da voi, o comunque ha deciso che vuole proprio voi. E cosa succede? Invece di cliccare sul vostro risultato naturale — che comparirebbe comunque, gratuitamente — clicca sull’annuncio sponsorizzato. Risultato: avete pagato un clic per un cliente che era già vostro. Letteralmente.

Ma non è finita qui.

Quando quell’utente acquista, Google attribuisce la vendita alla campagna, perché tecnicamente è passato da un annuncio. E quindi, nel vostro pannello vedrete una bella “conversione” che vi farà pensare: “Fantastico, la campagna sta rendendo”. E magari aumentate il budget, convinti che funzioni. Ma in realtà avete solo pagato per clienti già vostri. In altre parole: cornuti e mazziati.

L’esempio più chiaro? È come se pagaste qualcuno per fare volantinaggio e questi, invece di distribuire i volantini nel quartiere per cercare nuovi clienti, si piazzasse davanti alla porta del vostro negozio a darli in mano a chi sta già per entrare. Poi vi dicesse: “Hai visto quanti clienti sono entrati con il volantino in mano? Siamo bravissimi!”. Peccato che quei clienti sarebbero entrati comunque.

Le campagne branding non sono sbagliate a prescindere, ma vanno valutate con attenzione, caso per caso. Nella maggior parte delle PMI italiane, soprattutto se operano in settori poco aggressivi dal punto di vista pubblicitario, si tratta di budget sprecato e dati fuorvianti.

 

Disattivare il branding automatico di Google si può fare, basta sapere come.
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Ecco un esempio:

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